Il testo del brano si dipana in una delle problematiche più annose e discusse degli ultimi anni, che ha visto coinvolte tutte le componenti della società civile nel tentativo di risolvere quello che ormai è diventato un fenomeno incontrollato e incontrollabile: l’immigrazione clandestina attraverso lo sbarco sulle coste europee di natanti provenienti prevalentemente dalle coste africane.

La questione ci riguarda molto da vicino in quanto italiani poiché, come avamposto proteso nel Mediterraneo della evoluta Europa, l’Italia (e gli italiani) subisce gli effetti immediati di quella che per alcuni è diventata una vera e propria “invasione”, e che per altri invece una opportunità per dare sostegno a popoli in difficoltà.

Volendo sorvolare su ogni sorta di analisi geopolitica, economica, sociologica che ha determinato questo drammatico fenomeno e altresì, senza addentrarsi nelle soluzioni proposte o adottate per risolvere quello che è diventato una tragedia umanitaria, la nostra canzone osserva il dramma con occhi diversi, quelli dell’amore, della comprensione, della solidarietà.

Osservando con umana considerazione quelli che tecnicamente vengono definiti come “flussi migratori”, comprendiamo che ogni soggetto che affronta il “viaggio della speranza” è un essere umano, una creatura di Dio, una vita che ambisce a ritrovare la propria esistenza.

Le crude e dolorose immagini che si stagliano ai nostri occhi di centinaia di persone che lottano per arrivare in Europa su imbarcazioni di fortuna, rendono l’idea di quanta disperazione hanno questi esseri umani per arrivare a mettere a repentaglio la loro vita e quella dei loro figli pur di arrivare in occidente.

Il dolore cresce quando tanti di loro periscono a causa delle difficoltà nel mare, degli stenti, delle angherie di coloro che approfittano della loro miseria; per tanti … il viaggio … finisce a metà.

Il testo esprime una sorta di sordo dolore, di tragico rammarico, la colpevolezza della morte di questi uomini morti in mare (…Anche se il mare non ha pietàNon ha colpa no, non ha colpa no) per insensibilità, per egoismo.

Un forte richiamo alla coscienza di ogni uomo a sentirsi responsabile di un così atroce destino per un suo simile, poiché non si può trovare una spiegazione umanamente plausibile a un tale funesto evento.

Se ognuno di noi saprà guardare dentro il suo cuore saprà ascoltare la voce dell’indulgenza, suprema virtù, che saprà indurci ad abbattere ogni pregiudizio razziale e a capire il bisogno impellente di questa gente e farcene carico.

L’inciso del brano esprime proprio la presa di coscienza del bisogno altrui e l’impegno a rendersi parte attiva alla risoluzione della problematica. Ma sapremo tener fede al motto che innalziamo?(…No non chiuderò il cuore a chi ha bisogno di me prendo un po’ del suo freddo diventerà calore…)

Allora ascoltando o leggendo questa canzone, ripensiamo a quale storia drammatica c’è dietro alle immagini che vediamo scorrere distrattamente davanti ai nostri occhi, mentre indifferenti vediamo uomini soffrire: dietro quegli occhi smarriti, dietro quei visi contorti, dietro quelle mani protese in cerca di aiuto ci sono vite che vogliono risorgere, destini che vogliono riaffermarsi, madri che pregano per i loro figli, padri che vogliono salvare le proprie famiglie.

Pasquale Cicchelli