24 Maggio 2018 Giuseppe Palladino

L’INGRATITUDINE

 

“E’ ingrato chi nega il beneficio ricevuto;

ingrato chi lo dissimula;
più 
ingrato chi non lo restituisce;
il più 
ingrato di tutti chi lo dimentica.”

Lucio Anneo Seneca

 

 

L’ingratitudine è causa di molte sofferenze ed è un male che fa star male, capace di deteriorare rapporti (anche quelli più solidi) di amicizia, di amore e di parentela.

E’ ingrato colui che, ricevendo da una persona del bene, dell’attenzioni, dell’affetto e dell’interesse, non mostra riconoscenza e ricambia con l’indifferenza e, purtroppo, spesso anche con la cattiveria; ciò causa nelle persone offese un sentimento di rabbia, di delusione e di smarrimento mentre nelle persone caratterialmente più deboli, l’ingratitudine provoca addirittura un senso di prostrazione e di avvilimento.

Sono del parere che molto spesso, noi esseri umani, siamo ingrati in quanto pensiamo che TUTTO CI E’ DOVUTO; pretendiamo da un amico tutte le attenzione, dai genitori qualsiasi cosa che desideriamo, dai fratelli e dalle sorelle i regali ai compleanni, anzi, i regali migliori, insomma, crediamo di meritare almeno una cosa da qualsiasi persona che abbiamo al nostro fianco, dimenticando completamente che tutto ciò che ci viene dato e offerto E’ UN DONO.

Pretendiamo ma dimentichiamo di RINGRAZIARE.

Dovremmo imparare a ringraziare e ad essere GRATI per ogni piccola cosa, per ogni gesto e per ogni affetto ricevuto in modo da tenere l’ingratitudine il più lontano possibile dalla nostra quotidianità.

“in ogni cosa rendete grazie, poiché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.” 1 Tessalonicesi 5:18

L’ingratitudine è un sentimento abbastanza antico, risale nientedimeno che al periodo del primo uomo della storia biblica. Nel primo libro della Bibbia c’è scritto: “Allora l’Eterno DIO chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».  Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».  E DIO disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?». L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato»”. Genesi 3:9-12

Con questa risposta Adamo manifestò tutta la sua ingratitudine; Dio gli aveva messo a disposizione il giardino dell’Eden e tutto quello che c’era in esso, aveva avuto una moglie, carne della sua carne e invece di ringraziare, mangiò l’unico frutto che Dio aveva proibito di mangiare e venne meno ad una richiesta, l’unica, che il Signore gli aveva fatto. Inoltre, Adamo, accusò Dio stesso perché la donna che Egli aveva messo al suo fianco, l’aveva indotto a peccare.

L’ingratitudine, come possiamo ben dedurre dalla storia di Adamo ed Eva, è una delle più grandi lacune dell’uomo ed essa limita la benedizione di Dio nella nostra vita. Nella Bibbia troviamo un altro racconto molto significativo a riguardo:

 Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:  «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» ”  Luca 17:11-17

E ai nostri giorni, l’ingratitudine sulla scala dei valori da uno a dieci, dove la posizioniamo? Sicuramente se vi dicessi che va tutto bene e che tutto procede a meraviglia, vi direi una bugia. Purtroppo non passa giorno senza ascoltare notizie che ci lasciano sgomenti: figli che ammazzano i genitori per motivi irrilevanti che variano dall’eredità ad un brutto voto a scuola. Dov’è la gratitudine dei figli? Quale valore diamo ai sacrifici e  alle preoccupazioni che abbiamo fatto vivere ai nostri genitori per anni, quando eravamo giovani incoscienti? Dov’è la nostra riconoscenza di figli? Ma cosa ancora più terribile, i padri; i padri come si comportano? E le madri? Non è concepibile che un padre o una madre ammazzino la loro stessa parte di vita, i propri figli. Come l’uomo si è potuto ridurre in questo stato?

La risposta la troviamo nel Nuovo Testamento; l’apostolo Paolo scrive al suo discepolo Timoteo: Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di sè stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati.   2 Timoteo 3:1-5

Dai racconti della Bibbia sopracitati, si evince che la storia dell’uomo è iniziata con l’ingratitudine e terminerà con la medesima. Nei Romani è scritto: “… pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio […] perciò, Dio li ha abbandonati.

Perciò dobbiamo smetterla di comportarci da ingrati e, con cuore grato, dobbiamo riavvicinarci a Dio; Egli sta alla finestra ed aspetta che ritorniamo a Lui, proprio come fece il figliuol prodigo della parabola che, dopo aver dissipato la sua eredità, ebbe in un momento di lucidità, la forza di tornare al padre e chiedergli perdono. Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa”. Luca 15:17-24

Cosa c’è di meglio di un Padre amorevole che non aspetta altro di riceverci tra le sue braccia per eliminare ogni forma di sofferenza, di malcontenti, di odio e malumore che ci porta a delle conseguenze così estreme? Perché quando riceviamo il bene, non impariamo a ringraziare senza dimostrarci degli ingrati? Come credenti dobbiamo cancellare dalla nostra vita il termine di ingratitudine, non si addice a coloro che si ritengono nati di nuovo.

 

 

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